Revisori di sostenibilità: i giovani commercialisti chiedono più tempo
Con un comunicato stampa del 23 marzo i giovani Commercialisti chiedono maggior tempo per la formazione e l'abilitazione come revisori della sostenibilità.
In particolare, viene specificato che a quasi un anno e mezzo dall’entrata in vigore del D.Lgs. 125/2024, migliaia di professionisti iscritti al Registro dei revisori risultano esclusi dalla nuova abilitazione alla revisione della sostenibilità — non per propria negligenza, ma per evidenti disfunzioni del sistema normativo, che li ha lasciati senza strumenti adeguati e senza tempi congrui.
Vediamo le rechieste della assocazione dei giovani commercialisti UNGDCEC
Revisori di sostenibilità: i giovani commercialisti chiedono più tempo
Nel dettaglio ci si interroga sul perchè sia possibile chiedere ai revisori legali italiani di correre, mentre l’Europa ha già fermato l’orologio per le imprese.
E' esattamente quanto sta accadendo, a quasi un anno e mezzo dall’entrata in vigore del D.Lgs. 125/2024, migliaia di professionisti iscritti al Registro dei revisori risultano esclusi dalla nuova abilitazione alla revisione della sostenibilità — non per propria negligenza, ma per evidenti disfunzioni del sistema normativo, che li ha lasciati senza strumenti adeguati e senza tempi congrui.
Il decreto di recepimento della CSRD ha previsto un regime transitorio agevolato per i revisori già iscritti entro il 1° gennaio 2026: era necessario acquisire cinque crediti formativi nelle materie della rendicontazione di sostenibilità, interamente nel 2024 o nel 2025, per accedere all’abilitazione senza dover affrontare tirocinio aggiuntivo né esame.
Una previsione ragionevole nella teoria, ma profondamente distorsiva nella pratica sostengono i giovani commercialisti nel loro comunicato.
Viene ricordato che la Circolare del MEF n. 37, che ha chiarito quali attività formative fossero effettivamente valide, è stata pubblicata soltanto l’11 novembre 2024.
Di seguito numerosi professionisti che avevano già intrapreso percorsi formativi coerenti si sono visti escludere tali attività, in quanto svolte prima che le regole del gioco fossero comunicate.
E chi ha maturato, ad esempio, tre crediti nel 2024 e due nel 2025, si è trovato ugualmente escluso: la norma non consente di sommare crediti di annualità diverse, anche quando il totale delle ore sarebbe ampiamente sufficiente e la continuità della formazione documentata.
Quindi i commercialisti sostengono che non si tratta di un deficit di impegno professionale, ma di un impianto normativo caratterizzato da tempistiche inadeguate, rigidità applicative e scarsa aderenza alla realtà operativa.
Il quadro appare ancora più incoerente alla luce dell’evoluzione normativa europea che ha disposto un rinvio di due anni degli obblighi di rendicontazione per numerose imprese con un conseguente ridimensionamento del perimetro applicativo della CSRD, limitandolo alle imprese di maggiori dimensioni, e riducendo drasticamente la platea dei soggetti obbligati.
Le imprese rinviano al 2027. I mercati aspettano. I professionisti no: i loro termini sono già scaduti e il regime transitorio agevolato è chiuso.
Tutto ciò premesso l’UNGDCEC chiede una proroga del regime transitorio di cui all’art. 18, comma 4 del D.Lgs. 125/2024, consentendo il conseguimento dei crediti formativi fino al 31 dicembre 2027.
Tale termine coincide con l’avvio degli obblighi di rendicontazione per le imprese secondo il nuovo calendario europeo e rappresenta una scelta coerente con le esigenze del sistema.

